Presto che è tardi (psicopatologia della vita quotidiana).
Sfidando l’ira dei puristi Lorenzo piazza subito due avverbi nelle prime due righe del libro, ma serve a mettere in chiaro le cose: qui si corre e le pagine vanno lette “velocemente”.
Immedesimandoci nel Bianconiglio di Carrolliana memoria, attraversiamo le pagine con frenesia, riconoscendoci spesso nell’assurda gestione dei ritmi del quotidiano del protagonista, Valentino, per poi però prenderne le distanze quando l’accumulo di cose da fare nello stesso momento assume contorni patologici.
Valentino arriva addirittura a calcolare quante ore nel corso della sua vita va a guadagnare se evita di rimettere il tappo al dentifricio. Un singolo secondo conquistato per la mancata azione, moltiplicato per tre volte al giorno e per una vita media di ottant’anni, dilata a dismisura il tempo risparmiato.
Da questi esempi portati all’estremo capiamo che il protagonista ha un problema, che la sua è una vera e propria malattia che in realtà non ha alcun fine ultimo dal momento che il tempo guadagnato viene comunque speso per fare altro e quindi si troverà sempre a rincorrere una nuova azione da portare a compimento. Sì, perché quando capita uno di quei rari momenti in cui non ha nulla da fare, Valentino va in panico. Allora a cosa serve correre se poi non riusciamo ad approfittare di quegli attimi che la vita ci concede per rilassarci?
Pian piano matura in Valentino la consapevolezza che la fretta è una cattiva consigliera e che fare due o anche tre cose nello stesso momento ci porta a realizzarle tutte male e, a lungo andare, il nostro correre diventa la causa prima dei nostri errori. La conseguenza paradossale della nostra frenesia è “la perdita del tempo”, dal momento che siamo costretti a rifare (meglio) azioni eseguite (velocemente) male.
Un libro sorprendente, quasi un saggio sulla fretta, sulle dinamiche odierne che divorano e non lasciano spazio alla riflessione, alla meditazione, alla quiete immobile di chi riposa e ozia. A Lorenzo va il plauso di tenere desta l’attenzione pur nella ripetitività di un tema unico che riesce a sviscerare in modo completo.
E dire che Lorenzo è l’opposto di un corridore, almeno a me, che lo conosco appena, dà l’idea di una persona quieta e riflessiva e mi chiedo come abbia potuto immedesimarsi in un personaggio così distante dal suo modo di fare.
Chissà cosa sarebbe uscito fuori da questo testo se avesse vissuto qualche anno nel traffico di Roma visto che gli ingorghi sono i protagonisti indiretti del suo libro e costringono Valentino a escogitare azioni alternative per fuggire dall’incastro di lamiere che inevitabilmente rischia di compromettere la sua serrata tabella di marcia.
Alla fine del libro Valentino ha un appuntamento con Margherita. Lungo tutte le pagine avvertiamo questo incontro come un momento risolutore. Riuscirà ad arrivare in tempo al tete a tete? E, soprattutto, ce la farà a godersi l’intimità di un momento che richiede quiete e tranquillità o rovinerà tutto correndo a destra e manca come ha fatto per tutta la durata del libro? Lo scoprirete solo leggendo (e leggetelo, perché il finale è bellissimo).